Viaggio
Sbloccare il collegamento: come il grasso viscerale predice l'Alzheimer con decenni di anticipo
Pubblicità
La ricerca condotta dalla Dott.ssa Mahsa Dolatshahi e dal suo team fa luce su come il grasso viscerale possa svolgere un ruolo chiave nella patogenesi del morbo di Alzheimer. Lo studio ha scoperto che il grasso viscerale spiegava una parte significativa del legame tra un elevato indice di massa corporea (BMI) e la formazione di amiloide nel cervello, mentre altri tipi di grasso non mostravano la stessa associazione. Ciò suggerisce che agire specificamente sul grasso viscerale potrebbe rappresentare un passo fondamentale per prevenire o ritardare l'insorgenza del morbo di Alzheimer.
Una delle conclusioni principali dello studio è l'importanza degli interventi nella mezza età per affrontare il rischio di Alzheimer. Concentrandosi sui cambiamenti nello stile di vita e sugli interventi per ridurre il grasso viscerale negli individui tra i 40 e i 50 anni, potremmo riuscire a fare passi da gigante nella prevenzione dello sviluppo del morbo di Alzheimer in età avanzata. I risultati evidenziano anche il ruolo della resistenza all'insulina e dei livelli di colesterolo nell'esacerbazione del danno cerebrale correlato all'obesità, evidenziando la necessità di interventi tempestivi per affrontare questi fattori di rischio.
Le implicazioni di queste scoperte sono significative se si considera la crescente prevalenza del morbo di Alzheimer nella popolazione anziana. Con circa 6,9 milioni di americani di età pari o superiore a 65 anni che attualmente convivono con il morbo di Alzheimer, la necessità di misure preventive per ridurre il peso di questa malattia è più urgente che mai. Se non si interviene, l'Alzheimer's Association prevede che entro il 2050 si potrebbero verificare 13 milioni di casi di malattia di Alzheimer, il che sottolinea l'urgenza di identificare e affrontare i fattori di rischio modificabili, come il grasso viscerale.
Lo studio ha coinvolto 80 individui cognitivamente normali di mezza età, con un'età media di 49,4 anni e in maggioranza donne. I partecipanti sono stati sottoposti a tomografia a emissione di positroni (PET) cerebrale, risonanza magnetica corporea (RM), valutazioni metaboliche e pannelli lipidici per valutare la relazione tra obesità, distribuzione del grasso corporeo e patologia dell'Alzheimer. I ricercatori hanno misurato il volume del grasso sottocutaneo e viscerale utilizzando la risonanza magnetica addominale e hanno esaminato l'impatto di questi depositi di grasso sulla deposizione di amiloide e tau nel cervello.
I risultati dello studio hanno rivelato che il grasso viscerale ha svolto un ruolo significativo nel favorire la formazione di amiloide, spiegando in gran parte il legame tra un BMI elevato e la patologia di Alzheimer. Lo studio ha inoltre scoperto che un aumento del grasso viscerale era associato a livelli più elevati di proteine amiloidi e tau nel cervello, caratteristiche del morbo di Alzheimer. Dimostrando questi risultati su individui di mezza età, i ricercatori hanno sottolineato l'importanza di interventi precoci per affrontare i fattori di rischio correlati all'obesità per la malattia di Alzheimer.
Lo studio ha inoltre individuato associazioni tra la deposizione di amiloide nel cervello e la resistenza all'insulina e i livelli di colesterolo legato alle lipoproteine ad alta densità (HDL). Si è scoperto che livelli più elevati di colesterolo HDL attenuano l'impatto del grasso viscerale sulla patogenesi dell'amiloide, il che suggerisce che le anomalie metaboliche e lipidiche svolgono un ruolo chiave nel rischio di Alzheimer negli individui con aumento del grasso corporeo. Questi risultati sottolineano l'importanza di intervenire precocemente su questi fattori di rischio per prevenire o ritardare l'insorgenza del morbo di Alzheimer.
In futuro, la Dott.ssa Dolatshahi e i suoi colleghi intendono approfondire le ricerche sulla relazione tra obesità, grasso viscerale e morbo di Alzheimer. Saranno presentati ulteriori risultati al convegno annuale della Radiological Society of North America nel 2024, concentrandosi su come l'obesità e il grasso viscerale influiscono sul flusso sanguigno cerebrale negli individui di mezza età. Identificando il modo in cui l'obesità viscerale influisce sulla salute e sul funzionamento del cervello, i ricercatori mirano a fornire informazioni utili a orientare le politiche e gli interventi di sanità pubblica volti a ridurre l'impatto del morbo di Alzheimer.
In conclusione, i risultati dello studio hanno fatto luce sul ruolo cruciale del grasso viscerale nel predire il rischio di Alzheimer decenni prima della comparsa dei sintomi. Agire sul grasso viscerale modificando lo stile di vita e intervenendo nella mezza età potrebbe aiutarci a ridurre il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer e a ritardarne l'insorgenza. Lo studio sottolinea l'importanza di interventi precoci per affrontare fattori di rischio modificabili, quali obesità, resistenza all'insulina e livelli di colesterolo, per prevenire gli effetti devastanti del morbo di Alzheimer sugli individui e sulla società nel suo complesso.
Circa l'autore / Anna Munhoz
Potrebbe piacerti anche
App Kayak: la chiave per viaggiare di più e pagare di meno
Per trovare voli e soggiorni più economici, controlla l'app Kayak. Fai come milioni di utenti in tutto il mondo e risparmia!
Continua a leggere